In Romania, dopo la caduta del regime (1989), le grandi aziende e cooperative statali si sono polverizzate in migliaia di piccolissime unità produttive di beni primari (carne, latte, etc.)
   
  Il risultato è stato la scomparsa di aziende agro alimentari specializzate (caseifici, macelli, centrali del latte, etc.).
Inoltre, i primi anni '90 sono stati caratterizzati da una caduta verticale della moneta locale, che ha raggiunto picchi di inflazione intorno al 25-30% al mese, ed il progressivo impoverimento delle classi più esposte, tra le quali i contadini e gli allevatori.
   
  Al tempo, molti allevatori vendettero ad imprenditori dei paesi limitrofi le mandrie produttive, impoverendo il patrimonio zootecnico di qualità del paese.
L'effetto di questo evento viene pagato ancora oggi dall'economia nazionale sotto forma di insufficienza produttiva del comparto dei latticini e delle carni.
Infatti, la Romania importa dall'Ungheria, dal Brasile, dagli USA e dalla Polonia: latte, carne, uova e formaggi.
   
 
 
 
 
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